Efrain è uno dei compagni di Radio Lachiwana, la voce dei movimenti indigeni e sociali di Cochabamba. Nella sua testimonianza, ci racconta i sei giorni di marcia attraverso l'altipiano. Tra fatica e sorrisi, speranza e ottimismo. Verso la nuova costituzione e un futuro diverso, migliore.
"Cari fratelli, sorelle, compagni vi scrivo per raccontarvi qualcosa di importante, di una marcia storica lunga chissà quanti chilometri: la nostra marcia per il cambiamento.
Spero che questa testimonianza possa essere un modo per condividere con voi il sogno di una prospettiva di cambiamento pacifico per la Bolivia, che parta dal basso, dagli esclusi, e che però includa tutti, ognuno secondo le sue possibilità, senza dimenticarsi di nessuno.
Migliaia di piedi stanchi percorrono le strade della Bolivia per il sesto giorno di marcia che abbiamo chiamato “Per la nuova costituzione politica dello Stato”: varie organizzazioni sociali convocate dal Coordinamento Nazionale del Cambiamento si sono date appuntamento per camminare lungo 6 giorni attraverso l’altipiano di La Paz, gelido di notte e caldissimo di giorno. Ci guidano l’allegria e la speranza che possa davvero essere possibile una trasformazione pacifica del nostro paese, che sia ora il popolo a decidere di portare avanti questo processo, sia esso con marce pacifiche o continuando a lottare e sopportare la fame che ci hanno lasciato i governi precedenti.
La gente è arrivata da tutte le regioni del paese, ognuno con i propri abiti tipici e la propria musica. Abbiamo potuto ascoltare il tamburo dei chiquitanos, gli strumenti dei tupizeños e degli aymara che, con il ritmo della resistenza ci raccontano le aspirazioni di un popolo per un futuro migliore e la condanna di ogni violenza. Violenza portata avanti dalle destre con a capo il partito di opposizione PODEMOS, che continua ad agire nell’impunità violando i diritti della popolazione.
Voci di popoli che sperano che attraverso la Nuova Costituzione Politica dello Stato si possano recuperare le Terre equiparando i diritti nelle zone rurali e in quelle urbane.
Ogni giorno la marcia è stata di 25- 30 km. Ogni giorno sveglia alle 3 e mezza del mattino. A metà giornata un piccolo riposo per recuperare le forze. Volti stanchi, ma sui quali si legge la felicità di condividere il cammino con altri compagni impegnati nella stessa lotta.
Arrivando nelle varie comunità l’accoglienza è incredibile. A Viscachani, una anziana signora stava applaudendo al passaggio della marcia con le lacrime agli occhi. E’ corsa nella sua povera casa di paglia, tornando poco dopo con una bottiglia di bevanda che ha offerto con un largo sorriso ai marcianti. Io, lo confesso, ho sentito occhi e cuore riempirsi di allegria, perchè credo siano questi i segnali di speranza che dimostrano possibile costruire una terra (la Pachamama) finalmente per tutti.
Così è continuata la marcia: con minatori, contadini, allevatori, operai, professionisti, studenti, disoccupati –(ma con la speranza di avere un giorno un lavoro). Ci sono anche i senza terra, i senza tetto. La solidarietà in questa incredibile marcia ha varie forme. Durante il percorso personale medico distribuisce massaggi e farmaci contro la stanchezza, i problemi intestinali, polmonari, il mal di altura. E la marcia va avanti, nonostante la fatica.
Si arriva ad un’altra comunità, el Tholar. Non hanno gas da bruciare, nonostante questi fratelli abbiano lottato per difenderlo e non permettere che fosse venduto ai nordamericani.
Tra i partecipanti alla marcia ci sono vari sindacalisti: Isac Avalos della CSUTCB, Leronilda Zurita della FNMCB "BS", Fidel Surco dirigente della CONALCAM, rappresenanti della COB e della COR di el Alto. È il momento del riposo e tutti si fermano, aprono i loro fagotti e mettono in comune il poco che hanno. Si avvicinano così alla colorata distesa di viveri uomini e donne, alcuni timorosi perchè sanno che non potranno apportare nulla al banchetto. Ma tutti hanno diritto a mangiare, chi non ha da mangiare non deve preoccuparsi – dice una dirigente – “perchè è proprio per questo che stiamo qui, che stiamo lottando: per un futuro diverso”. Appare cibo tipico delle varie regioni: dal tropico alle Ande. Anch’io contribuisco con quello che posso. Una bottiglia di acqua e dei peperoncini, i locoto. Tutti iniziano a mangiare con le mani, si sorride. Siamo a 3500 metri sul livello del mare.
Arriva il momento di rimettersi in piedi e riprendere la marcia. Alcuni sono ancora pieni di energia, altri con visi e membra affaticate. Alcuni dicono che il grande sforzo di questi giorni è un modo di espiare i propri peccati. Ma qualcuno interviene chiarendo che non si tratta di espiare nel senso cattolico del termine, si tratta invece di una marcia di sacrificio, per contribuire simbolicamente al cambiamento della Bolivia in modo pacifico, per poter lasciare un futuro diverso ai propri figli.
Qualcuno grida Viva la Costituzione. Le grida si propagano e accendono gli animi, ci si dimentica dei dolori e della stanchezza. Si vedono volti bruciati dall’intenso sole dell’altipiano, le labbra di molti sono secche per la sete e il freddo, ma la marcia continua. Di tanto in tanto si sentono risate. Si scherza, ci si chiama per soprannome, Alcuni cantano.
La marcia arriva infine a Calamarca. È l’una di pomeriggio. All’ingresso della cittadina la popolazione appostata applaude, mentre attacca la banda musicale ad accogliere i marcianti....
Questa era la mia pausa di condivisione. Ora ritorno alla marcia, per camminare e cooperare con i compagni e le compagne, sperando tutti assieme che questo piccolo apporto sia un granello di sabbia nella costruzione di un futuro diverso."
Efrain Gutierrez
Radio Lachiwana
Cochabamba |