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Honduras: elezioni post-golpe tra le proteste della popolazione

Il candidato dell'opposizione conservatrice Porfirio Lobo avrebbe vinto le elezioni presidenziali di ieri in Honduras, in un voto che vede gli Usa in disaccordo con i governi di sinistra dell'America Latina. Con più di metà delle schede scrutinate, Lobo, un ricco latifondista, ha ottenuto il 55% dei voti, e il suo rivale Elvin Santos del Partito Liberale al governo avrebbe riconosciuto la sconfitta.


Le elezioni seguono l'impasse che sta paralizzando il Paese da ormai cinque mesi, quando l'esercito honduregno ha rovesciato il presidente di sinistra Manuel Zelaya a giugno costringendolo all'esilio.

Mentre Washington probabilmente riconoscerà il risultato del voto, i leader di sinistra di Brasile, Argentina, Venezuela e degli altri paesi latinoamericani sostengono invece che le elezioni non siano valide perché sono appoggiate dai golpisti e potrebbero mettere fine alle speranze di un ritorno di Zelaya al potere per completare il suo mandato, che scade a gennaio.

Il Fronte nazionale della resistenza, che sostiene il presidente deposto Manuel Zelaya, ha ribadito ancora ieri al Tribunale supremo elettorale la richiesta di sospendere il voto. Zelaya e' sempre rifugiato all'ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, mentre Roberto Micheletti che ha preso il suo posto dopo il golpe, si e' ritirato dal potere fino al 2 dicembre, fino al dopo elezioni. Molte le associazioni locali e Ong hanno denunciato un clima di paura e intimidazione in previsione delle elezioni.

Una cinquantina tra poliziotti e soldati hanno compiuto un blitz nella sede di un'organizzazione non governativa di contadini, accusata di volersi opporre alle elezioni che si svolgono oggi in Honduras. Nell'operazione sono stati sequestrati quattro computer. Miguel Alonso, direttore del programma Red Comal, che commercializza prodotti agricoli nel centro dell'Honduras, ha detto che i soldati e gli agenti "avevano l'ordine di cercare armi e materiale". Secondo Alonso nei computer sequestrati esistevano prove e testimonianze su violazioni dei diritti umani e sulle condizioni di vita della popolazione dopo il colpo di stato che ha rovesciato il presidente Manuel Zelaya alla fine del giugno scorso.

Manuel Zelaya, il deposto presidente, ha ribadito che queste elezioni sono “una frode” ed ha chiesto l’astensione ai suoi sostenitori attraverso il canale televisivo Telesur invitandoli a non andare a votare.

Zelaya che è rimasto nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa da quando è tornato clandestinamente in Honduras, il 21 settembre, ha insistito sul fatto che il paese è “militarizzato” e che viene impedito sia lui che ai suoi seguaci di esercitare il diritto di voto. “Siamo circondati da soldati”, ha detto. Micheletti, nel frattempo, ha insistito: “Nessun incidente in tutto il paese, la popolazione honduregna ha ignorato la paura che hanno cercato di infondere” ed ha lanciato un appello al popolo di andare a votare.

 

Fonti: Reuters, RaiNews24

 

 

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