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Brasile: movimenti esigono revoca della normativa sulle terre

 

 
 
 

Brasile, Amazzonia Orientale - Le oltre 300 organizzazioni che compongono il Forum dell'Amazzonia Orientale (FAOR) hanno presentato, lo scorso 19 giugno, una lettera indirizzata al presidente Luiz Ignacio Lula da Silva nella quale si richiede di bloccare alcuni articoli della misura provvisoria 458 (MP 458/09) sulle espropriazioni di terre.

 

Approvata in senato il 3 giugno, nella forma di Progetto di Legge di Conversione 09 (PLV 09/2009), la misura permette all'Unione Democratica Ruralista (un entità che riunisce latifondisti e proprietari terrieri) di assegnare o vendere, senza limitazioni, i terreni fino a 1500 ettari che rientrano nell'area della cosiddetta Amazzonia Legale.

 

Composto da associazioni del Parà, dell'Amapà, del Tocantins e del Maranhao, il FAOR ritiene che, nella forma in cui la MP 458 è stata approvata, prima dalla Camera dei Deputati e poi dal Senato, non rappresenta altro che un tentativo di rendere legittimo il grilagem - termine con il quale viene indicata l'espropriazione delle terre - e in particolare delle terre pubbliche amazzoniche (Acre, Amapá, Amazonas, Mato Grosso, Pará, Rondonia, Roraima, Tocantins e parte del Maranhão).

 

In totale, l'Unione Democratica Ruralista  potrà disporre di circa 67,4 milioni di ettari, cosa che potrebbe, secondo le associazioni riunite nel FAOR "colpire gravemente le popolazioni tradizionali, indigene e afro che abitano nella regione, oltre ad acuire la violenza e la deforestazione dell'Amazzonia".  

 

In un comunicato stampa, il FAOR ha denunciato le pesanti conseguenze che la misura provocherà alle comunità indigene e afrodisecendenti che "stanno affrontando una lotta storica per ottenere la titolazione delle loro terre. La MP mette in serio pericolo i diritti collettivi e il diritto alla terra di queste comunità, in quanto si propone di consegnare i loro territori al dominio dei mercati, dell'agrobusiness, con il solo scopo di favorire gli allevamenti su vasta scala e le monocolture industriali di soia e canna da zucchero".  

 

Il FAOR ha chiesto la revoca degli articoli 7 e 13 e dei paragrafi 2 e 4 dell'articolo 2. Il primo prevede un ampliamento dell'estensione massima prevista per la regolarizzazione della terra. Il secondo sancisce il non-obbligo di ispezione previa sui terreni venduti o ceduti dal governo. Infine, i paragrafi 2 e 4 dell'articolo 2 definiscono i termini dell'occupazione e dello sfruttamento indiretti, consentendo a persone che non risiedono sulle terre in questione, di esserne gli unici beneficiari. "La misura non favorisce il riconoscimento delle terre collettive, in quanto le popolazioni amazzoniche si ritrovano nell'impossibilità di registrare le terre su cui vivono": è la critica mossa da Aldalice Otteloo, del coordinamento esecutivo del FAOR.

 

Un'altra delle critiche mosse dalle associazioni indigene è che il Congresso sia molto più propenso ad approvare la legalizzazione di grandi estensioni di terre in Amazzonia che non a varare misure in tutela delle terre appartenenti alle comunità indigene e afrobrasiliane. Secondo i dati resi noti dalla FAOR, su 846 territori indigeni in tutto il Brasile, solo 393 sono registrati o omologati; su oltre mille territori quilombolas - appartenenti alle comunità afro - solamente 82 sono stati regolarizzati (questo fino al febbraio 2008). Il governo Lula, secondo quanto denunciano le comunità quilombolas, avrebbe riconosciuto solo 7 titoli alle comunità afro a partire dal 2003.

 

Il FAOR sta cercando di mobilitare tutta la società amazzonica, nel tentativo di prendere posizione contro la misura approvata dal senato e di favorire l'adozione di una politica economica, culturale, sociale e ambientale, nell'Amazzonia Orientale, diversa da quella attuale.   

da Adital

 

Traduzione di Francesca Casafina

 

 

 

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