E' sempre più critico lo scenario che si sta configurando in Perù a causa delle pratiche utilizzate dalle Imprese Petrolifere. Alle gravi denunce per danni, impatti e contaminazione e agli alti livelli di corruzione di imprese e Governo si aggiungono i continui tentativi di cooptazione di leader delle comunità ed attivisti sociali da parte delle multinazionali.Nel 2008 l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) tramite il Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale, ha espresso la sua preoccupazione al governo peruviano per l'alto livello di contaminazione e degradazione ambientale, prodotto delle attività industriali nei territori dei popoli indigeni. Allo stesso modo l'ONU ha criticato la lentezza dell'impresa petrolifera Pluspetrol (oggi alleata con Discover) nell'affrontare la grave contaminazione che colpisce gli indigeni che vivono lungo le rive del fiume Corrientes. Le Nazioni Unite hanno anche invitato una delegazione istituzionale del Perù ad assistere alla 73° sessione di discussione che si terrà dal 28 luglio al 15 agosto 2008 a Ginevra, Svizzera per spiegare in tale sede gli impatti che colpiscono i popoli indigeni.
Anche se vi erano dei referenti indigeni come la CONAP in Perù, che strategicamente hanno assunto una posizione di negoziazione con le imprese per ottenere lo "sviluppo"di alcuni settori comunitari, questa realtà è da sempre distante dalle pratiche consolidate della principale organizzazione indigena in Amazzonia,con basi territoriali nella maggior parte delle regioni nel Perù: L'Associazione Interetnica di sviluppo della foresta peruviana AIDESEP.
Molte rappresentanze dirigenti indigene sono state accusate di mantenere relazioni e ricevere donazioni da alcune imprese, inclusa la Pluspetrol.
Le donazioni fatte da Imprese petrolifere non hanno nessun livello di controllo né trasparenza pubblica. Non sono soggette alla responsabilità sociale di queste e si sono convertite in atti privati dei quali nemmeno le basi indigene si rendono conto, le quali si fanno solo a livello direttivo, colpendo e mortificando il consenso collettivo.
Dall'altra parte alcune ONG continuano a cercare di avanzare nei territori intervenendo , cercando di passare inosservate, instaurando nuovi paternalismi, assistenzialismi ed ordini del giorno che vanno contro le autonomie delle organizzazioni indigene e permettono di privilegiare gli interessi delle imprese petrolifere.
Lo Stato peruviano ha già concesso vari lotti che sono in fase di negoziazione, esplorazione o sfruttamento. In generale pretende di coprire circa il 75 % di tutta la foresta amazzonica con attività produttive o estrattive. Si tratta di circa 55 milioni di ettari molti delle quali sono terre delle comunità, il cui destino viene definito senza considerare il Diritto alla consulta o al consenso previo, libero e informato. Le Imprese e lo Stato manipolano questa situazione realizzando semplici seminari di informazione e facendoli passare per reali processi di consulta, come se si rispettassero le normative al rispetto, come l'Accordo 169 della OIT.
Ma il Governo di Alan Garcìa negli ultimi mesi è stato oggetto di uno scandalo che ne ha rivelato gli alti livelli di corruzione nei denominati “Petro Audios”, coinvolgendo alti funzionari dell'Esecutivo. Il Presidente ha cercato di allontanarsi ma c'è una responsabilità politica ineludibile.
Tra le imprese petrolifere che stanno operando attivamente in Amazzonia, come già detto prima, con negoziazioni dirette con il Governo peruviano tramite la sua istituzione Perù Petro, si trovano le seguenti multinazionali: Pluspetrol Norte, Korea National Oil Corporation, Daewoo Internacional, SK Corporation, Maple producction, Burlington- Conocophillips, repsol, Petrobas, Barret, Hunt Oil Company, Occidental, Petrolifera,Sapet, Pan Andean, CCP, Hocol, Amerada hess, Cepsa, Talisman, Discover ed altre ancora.






