Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha dato un altro ultimatum alla compagnia petrolifera ispano-argentina Repsol-YPF, affinché ritiri l'accusa avanzata davanti alla Corte Internazionale di Arbitraggio Relativa agli Investimenti della Banca Mondiale (CIADI).
La petrolifera Repsol ha promosso presso il Ciadi una causa contro l'Ecuador per l'applicazione di una legge nel 2006 con la quale si stabilisce la destinazione allo Stato della metà delle entrate addizionali ottenute dall'alto prezzo del greggio che si registrava allora.
"Abbiamo avuto una riunione di lavoro con Repsol per dare un ultimatum, anche se non mi piace questa parola, preferisco parlare di "mettere un limite" a questa
impresa, perché oltre ad estrarre nel paese da decenni ora ci ha anche citato in arbitraggio presso il CIADI", ha annunciato il presidente ecuadoriano.
Correa ha detto che se la compagnia petrolifera ispano-argentina non ritira l'arbitrato dal CIADI se ne va dal paese. Ha poi sottolineato che l'impresa ha collaborato positivamente con le comunità dove ha insediato i suoi campi petroliferi. Il mandatario ha anche detto di aver ricevuto delle lettere dal settore indigeno dell'Amazzonia perché non vogliono che Repsol esca da quella zona, in quanto seguirebbe gli accordi presi. "Tuttavia" ha concluso Correa "la Repsol non può continuare ad operare in uno Stato che sta citando nel CIADI, almeno, questo governo non lo permetterà."






