Il 27 agosto scorso ha avuto inizio la sessione della Corte Suprema del Brasile che si pronuncerà sul futuro della Terra Indigena Raposa Serra do Sol, Roraima. La decisione del tribunale potrebbe annullare il decreto presidenziale del 2005 che ne riconosce l’usufrutto esclusivo ai popoli indigeni e prevede l’espulsione dei risicoltori dall’area.I popoli della Raposa Serra do Sol, Makuxi, Wapichana, Taurepang, Ingariko e Patamona, sono i protagonisti di una lotta trentennale per il recupero e la protezione dei territori ancestrali, minacciati da latifondisti (risicoltori) e cercatori d’oro che per secoli li hanno occupati e sfruttati. In seguito alla firma del decreto presidenziale del 15 aprile 2005, gli invasori avrebbero dovuto lasciare l’area come previsto dalla Costituzione; ancora oggi i 7 grandi risicoltori dello stato si oppongono alla decisione federale e permangono nell’area indigena.
Il tentativo di espulsione degli occupanti da parte della polizia federale ha suscitato la forte protesta di coloro che si oppongono al riconoscimento della Raposa Serra do Sol: i risicoltori, alcuni parlamentari ed il governo dello stato di Roraima. La protesta è arrivata alla Corte Suprema del Brasile, la quale ha sospeso l’operazione UPATAKON 3 della polizia federale che aveva l’obiettivo di espellere gli invasori in “cattiva fede”.
I contestatori dell’area indigena hanno presentato alla Corte Suprema una petizione che chiede l’annullamento del decreto presidenziale, adducendo come motivazioni la falsità dello studio antropologico dei confini indigeni, il problema della sicurezza nazionale nelle zone di frontiera ed altre.
La sessione della Corte Suprema è stata sospesa su richiesta di uno degli 11 ministri che la compongono; sarà ripresa, secondo le parole del presidente Gilmar Mendes, entro la fine del 2008.
Il verdetto della Corte Suprema non esprimerà soltanto un parere favorevole o contrario alla demarcazione della Raposa Serra do Sol ma avrà un significato molto piu’ ampio: l’azione mette in discussione il modello di demarcazione delle terre indigene in generale. Dunque tale decisione non riguarda soltanto la vita dei quasi 20 mila indigeni che vi abitano, ma mette a repentaglio il complesso giuridico che riconosce ai popoli nativi l’inalienabilità del proprio territorio per potersi riprodurre culturalmente, autodeterminarsi, pensare il futuro dei propri figli. I processi che portano alla conquista giuridico-formale di questi diritti non sono facili e storicamente macchiati di sangue.
Il Brasile vanta una delle Costituzioni piu’ avanzate in materia di diritti indigeni e prevedeva al momento della sua promulgazione nel 1988, il riconoscimento di tutti i territori indigeni del paese nei 5 anni successivi; al giorno d’oggi soltanto nella metà delle terre indigene è stato avviato il processo di riconoscimento.
L’annullamento del decreto presidenziale in questione potrebbe pregiudicare altri popoli la cui terra è già riconosciuta o è in corso di riconoscimento.
I popoli della Raposa Serra do Sol confermano il coraggio e la determinazione dimostrati in questi 30 anni, continuando a lottare per quella terra che è costata la vita a molti di loro e rappresenta l’eredità piu’ grande e il lascito piu’ importante alle future generazioni.






