Dopo una settimana di negoziazioni, le conclusioni principali della Conferenza Mondiale dei Popoli riguardo al Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra (Cochabamba, Bolivia, aprile 2010) sono state incorporate nel documento delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che adesso è stato riconosciuto come un testo di negoziazione per i 192 stati che si sono riuniti a Bonn, Germania, durante la prima settimana di agosto del 2010.
I punti più rilevanti che sono stati inclusi per la loro considerazione alla prossima tavola rotonda di negoziazione prima di Cancun, che si realizzerà in Cina, sono:
- Ridurre di circa il 50 % le emissioni di gas serra dei paesi sviluppati per il secondo periodo del Protocollo di Kyoto negli anni dal 2013 al 2017.
- Stabilizzare l’incremento della temperatura a 1 °C e 300 parti per milione di diossido di carbonio nell’atmosfera.
- Garantire una distribuzione equa dello spazio atmosferico, considerando il debito climatico di emissioni dei paesi sviluppati nei confronti degli stati in via di sviluppo.
- Pieno rispetto dei Diritti umani e dei diritti riguardanti i popoli indigeni, le donne, i bambini e i migranti.
- Pieno riconoscimento della Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Popoli Indigeni.
- Riconoscimento e difesa dei diritti di Madre Natura per raggiungere l’armonia con la natura.
- Garantire il raggiungimento delle promesse da parte dei paesi sviluppati attraverso la costituzione di un Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica.
- Rifiuto dei nuovi meccanismi del mercato del carbonio, che trasferiscono la responsabilità della diminuzione delle emissioni di gas serra dei paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo.
- Promozione di misure che cambino i livelli di consumo dei paesi sviluppati.
- Adozione delle misure necessarie in tutti i luoghi pertinenti per escludere dalla protezione dei diritti di proprietà intellettuale le tecnologie utili ed ecologicamente sostenibili per mitigare il cambiamento climatico.
- I paesi sviluppati destineranno il 6 % del proprio prodotto interno lordo (Pil) ad azioni relative al cambiamento climatico.
- Gestione integrale della foresta, per la mitigazione e l’adattamento, senza meccanismi di mercato e garantendo la piena partecipazione dei popoli indigeni e delle comunità locali.
- Proibizione della conversione delle foreste naturali in piantagioni, dato che le piantagioni monocolturali non sono boschi, altrimenti si dovrebbe incentivare la protezione e la conservazione delle foreste.
Traduzione di Rossella Scordato






