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Brasile: continua la lotta in difesa di Raposa Serra do Sol

 
Il caso della terra indigena Raposa Serra do Sol, stato brasiliano di Roraima, ha ottenuto il 10 dicembre un’importante vittoria, grazie alla decisione del Supremo Tribunale Federale - STF che, con otto voti favorevoli, si  è pronunciato per il mantenimento dell’area indigena, e a favore dell'espulsione dei latifondisti che la occupano illegittimamente.

 
Il caso della Raposa Serra do Sol arriva al STF dopo la protesta di sei grandi risicoltori e del governo dello stato di Roraima. Questi contestano il riconoscimento in area continua del territorio ancestrale indigeno, per ottenere una demarcazione “in isole”, che permetterebbe la permanenza dei latifondisti.

Questo conflitto socio-ambientale, tuttavia, ha un’origine molto più lontana e raggiunge il suo apice negli anni ‘90 con la grande invasione di cercatori d’oro e latifondisti. La violenza perpetrata da coloro che si oppongono al riconoscimento delle terre viene esacerbata dal protrarsi del processo legale e causa numerose vittime fra gli indigeni.

I popoli Makuxi, Wapichana, Taurepang, Ingarikò e Patamona portano avanti una lotta ormai trentennale di recupero dei territori e di rivendicazione legale di ciò che è loro da sempre. Hanno raggiunto l’ultima fase del percorso di riconoscimento ufficiale delle terre nel 2005 con il decreto presidenziale, ma attualmente questo risultato è rimesso in discussione.

Il riconoscimento dei territori tradizionali indigeni garantisce, come recita la Costituzione , “la sopravvivenza fisica e culturale dei popoli” e, in questo caso,  la fine delle violenze e persecuzioni generate dal conflitto coi risicoltori.
 
Con 8 voti a favore, il 10 dicembre i popoli indigeni ottengono così una vittoria simbolica ma non definitiva, perchè uno degli 11 giudici ha chiesto la sospensione del processo per un ulteriore studio del caso. Vengono però incluse alcune condizioni generali che esulavano dalla questione di dibattito e che saranno valide per le future demarcazioni di terre. Fra le più gravi, “l’accesso senza restrizioni di militari nelle aree indigene, la costruzione di centrali idroelettriche, l’accesso di imprese di estrazione mineraria, la gestione esclusiva dei parchi naturali da parte del governo, il divieto di ampliamento delle terre già demarcate”.

La funzione del STF diventa in questo caso esplicitamente legislativa, occupandosi di tematiche non ancora definite da specifiche disposizioni del Congresso Nazionale, ma contemplate all’interno dello Statuto dei popoli indigeni, la cui approvazione parlamentare è rinviata da ben 16 anni.

Attualmente, la situazione nella Raposa Serra do Sol resta tesa e la sospensione del processo potrebbe accrescere le ritorsioni dei latifondisti, che si distinguono per un atteggiamento violento e razzista.   

La decisione del STF, che ha mobilitato le comunità sia in Roraima che a Brasilia - con la presenza di una delegazione di circa 50 indigeni - è ancor più emblematica, perché coincide con molte ricorrenze simboliche: i 60 anni della Dichiarazione dei Diritti Umani, i 20 anni della Costituzione brasiliana, la Giornata della Giustizia, l’anniversario dell’assassinio di Chico Mendez.
Se da una parte si tratta di una vittoria per il movimento indigeno e per i popoli di Roraima, allo stesso tempo è indice della forza e dello strapotere delle lobbies economiche, che con questa decisione ottengono paradossalmente un precedente giuridico che ne difende gli interessi.  La retorica del riconoscimento dello stato plurietnico, come un cavallo di troia, nasconde il progetto sviluppista di una società egemonica, che si esplicita nelle parole del giudice Peluso, sostenendo la sparizione delle terre indigene grazie all’integrazione e acculturazione dei “popoli primitivi”.     

Ogni vittoria ha un costo, che rafforza le rivendicazioni del movimento indigeno e ribadisce l’importanza dell’impegno degli alleati della loro causa. I popoli di Roraima e il movimento indigeno lo affermano da sempre: la lotta continua, come pratica quotidiana di base e come rivendicazione dei diritti a livello nazionale e internazionale.

Manuela Schillaci

Sull'argomento, vedi anche l'intervista alla leader indigena Pierlangela Nascimento da Cunha
 

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