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Crisi climatica: da Cancún a Durban e Rio +20

Al termine della Conferenza Internazionale intitolata ‘Crisi climatica: da Cancún a Durban e Rio +20’, organizzata dall’Università Autonoma Metropolitana (Universidad Autónoma Metropolitana - UAM) e dalla Rete Messicana di Azione contro il Libero Commercio (Red Mexicana de Acción frente al Libre Comercio - RMALC), alcuni movimenti sociali e reti civili del continente americano e dell’Europa hanno denunciato la mancanza di responsabilità e la negligenza dei governi dei Paesi più industrializzati e delle istituzioni internazionali per aver subordinato la difesa dei diritti fondamentali dei popoli agli interessi economici e commerciali privati delle multinazionali.


Nelle conclusioni della conferenza, che si è tenuta il 20 e 21 giugno nel Museo della Città del Messico, i governi sono stati accusati anche di complicità e di non aver apportato soluzioni concrete al problema del cambiamento climatico, ed è stata avanzata la pretesa che la Banca Mondiale venga esclusa completamente dal finanziamento delle misure destinate a frenare il riscaldamento globale che potrebbero creare nuovi debiti finanziari.


Un altro punto delle conclusioni riporta che “il dibattito ha smascherato anche i luoghi comuni sull’economia verde che ci parlano di scenari di crescita economica infinita che, in termini pratici, sono assolutamente impossibili”.


In primo luogo Loyda Olivo, della Confederazione Nazionale delle Organizzazioni contadine, indigene e nere dell’Ecuador e membro del Coordinamento Latinoamericano delle Organizzazioni Contadine che fa parte di Vía Campesina, ha sottolineato l’interesse di lavorare su questo tema “che angoscia tutti e ci deve unire in funzione del fatto che le vittime siamo noi stessi. Perciò, lavorare per un clima migliore significa lavorare per la vita”.


Dopo aver fatto riferimento alla partecipazione alla conferenza di membri delle organizzazioni sociali di diversi Paesi del Centro e Sud America, così come europee, Loyda Olivo ha fatto un bilancio del summit tenutosi a Cancún nel 2010 sul cambiamento climatico. “Tra le due visioni” ha affermato, “c’è la versione ufficiale che definisce come passi avanti positivi gli accordi presi tra le parti. Tuttavia questi accordi si basano su insufficienti concessioni dei governi dei Paesi economicamente più potenti, che sono viste come irrisorie misure di mitigazione".


La Olivo ha fatto notare che “per i movimenti sociali, il bilancio non è favorevole nella misura in cui non crediamo siano passi avanti, dato che gli accordi presi non sono vincolanti, ovvero non hanno carattere di obbligatorietà per le parti.”


“Inoltre”, ha spiegato, “i limiti stabiliti per la diminuzione delle emissioni dei gas a effetto serra sono permissivi e volontari, e tanto le promesse quanto i finanziamenti accordati sono insufficienti se comparati con le grandi dimensioni della crisi climatica.”


In secondo luogo, gli spazi di partecipazione continuano a non essere adeguati, dato che sono basati su attività esclusivamente informative. “Una cosa è che informino, un’altra è che si aprano spazi di consultazione e partecipazione nella presa di decisioni. Se noi cittadini siamo quelli più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico, con molta forza e fermezza esigiamo di essere consultati e inclusi nei processi decisionali per la costruzione di soluzioni alternative nei confronti del cambiamento climatico.”


Loyda Olivo ha invitato i movimenti a unire forze e idee per lavorare insieme per ottenere soluzioni reali e concrete, in modo da dedicarsi con slancio a questo problema, che è un tema che tocca tutti e tutte, e che colpisce con più forza i contadini e le contadine e i settori rurali di tutti i Paesi.  La Olivo ha anche esortato i governi ad avere una maggiore consapevolezza, “perché dobbiamo stringere alleanze tanto politiche quanto economiche”. Ha terminato dicendo che “occorre rimanere fermi nelle proprie posizioni” e che “è tempo di un dialogo rafforzato da molte azioni positive”.


Da parte sua Brid Brennan, del Transnational Institute dei Paesi Bassi, ha sollevato il tema dello stato attuale delle negoziazioni ufficiali sul cambiamento climatico. Brennan ha dichiarato seria la questione, e allo stesso tempo ha messo in guardia sul potere distruttivo delle imprese transazionali che provocano violazioni dei diritti umani in America Latina.


Brennan ha affermato che i risultati di Cancún e i negoziati già portati a termine a Bangkok (Tailandia) e Bonn (Germania) nel corso di quest’anno permettono di prevedere che non sarà raggiunto nessun accordo per frenare il cambiamento climatico. “Nemmeno i Paesi più industrializzati hanno intenzione di approvare il secondo periodo di adempimento del Protocollo di Kyoto, né di impegnarsi a ridurre le loro emissioni di gas a effetto serra”, ha sottolineato.


Brid Brennan ha evidenziato che i negoziati sul clima sono stati ostacolati dalle istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale e dalle multinazionali, che sono le principali responsabili del riscaldamento globale e del saccheggio delle risorse naturali dei territori del Sud del mondo, come ad esempio in Messico.


Brennan ha inoltre detto chiaramente che, oltre ad ostacolare l’adozione di soluzioni concrete per frenare il cambiamento climatico, i governi fanno in modo di promuovere soluzioni basate sul mercato che diventano una costante dei risultati delle negoziazioni, favorendo in tal modo l’intensificazione degli effetti del cambiamento climatico e dell’impatto negativo sul pianeta e sulle persone.


“Denunciamo l’irresponsabilità e la negligenza dei governi dei Paesi più industrializzati e delle istituzioni internazionali per aver subordinato la difesa dei diritti fondamentali dei popoli agli interessi economici e commerciali privati delle multinazionali” ha concluso Brennan.


Egli stesso ha specificato che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico promuove in alcuni casi politiche negative tanto quanto gli stessi effetti del riscaldamento globale, come ad esempio accade con i meccanismi di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism, o CDM in inglese) o il mercato dei crediti di emissione di CO2, che nel caso del Messico implicano violazioni dei diritti umani da parte di imprese energetiche e di costruzione europee – come Iberdrola, Enel/Endesa, FCC – attraverso megaprogetti elettrici.


“Stiamo affrontando una grave crisi globale. Stiamo anche vivendo, indubbiamente, in un’era dominata dal potere delle multinazionali. La nostra maggiore sfida, che non è facile, consiste nel riprendere e reclamare l’agenda ufficiale e le iniziative per costruire il nostro potere e la nostra forza dal basso e per dimostrare che, in merito al clima, esistono delle alternative a questo modello neoliberista e distruttivo. Questo è il messaggio che voglio condividere con le nostre reti, le organizzazioni e i movimenti sociali in Europa”, ha ribadito Brid Brennan.


A sua volta Rossan Bertoti, dell’Unione sindacale dei Lavoratori del Brasile (Central Unitaria de Trabajadores de Brasil), ha fatto riferimento anche ai negoziati ufficiali per ciò che riguarda l’incontro di Durban (Sudafrica) e Rio+20. Bertoti ha proposto un processo dal basso, a partire dalla popolazione, imparando dal contesto locale e in modo partecipativo con l’obiettivo di esercitare pressione attraverso la mobilitazione e il dialogo con i governi progressisti per ottenere risultati concreti.


“In questo senso”, ha detto, “riteniamo molto importanti per i movimenti sociali gli eventi che si svilupperanno nei prossimi mesi, a partire dalla celebrazione dei negoziati ufficiali delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico (COP17), che avranno luogo tra novembre e dicembre a Durban, in Sudafrica, così come la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio +20) che si terrà a Río de Janeiro, Brasile, nel giugno del 2012.”


“Perseveriamo nella costruzione di un movimento mondiale, come si evince dall’Accordo dei Popoli del summit celebrato a Cochabamba (Bolivia) nell’aprile del 2010, e appoggiamo la realizzazione di un secondo summit mondiale dei Popoli in difesa della Madre Terra. Contemporaneamente agli eventi ufficiali, continueremo a lottare sia a livello globale che locale per la giustizia climatica, come parte dei cambiamenti sociali necessari a causa della situazione di crisi globale in cui viviamo.”


A sua volta Luis Vitor, del Coordinamento Andino di Organizzazioni Indigene (Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas - CAOI), ha fatto presente che “una nostra prima considerazione è che non possiamo confidare nelle negoziazioni internazionali sul cambiamento climatico, perché i governi che hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale si sono totalmente piegati agli interessi neoliberisti dei mercati finanziari e non hanno, per ora, mostrato alcuna volontà politica per ridurre le loro emissioni di gas a effetto serra, in modo da frenare il riscaldamento globale.”


“Per questo motivo invitiamo i popoli del mondo ad aumentare la pressione, tanto a livello locale quanto a livello nazionale, per frenare la crisi ambientale e climatica che stiamo sperimentando attualmente. Domandiamo ai governi che diano potere ai cittadini per partecipare e contribuire a una transizione giusta, ordinata e condivisa dei conflitti, degli squilibri e degli effetti che viviamo come conseguenza dell’attuale modello di produzione e di consumo".


“Allo stesso modo”, ha aggiunto Luis Vitor, “esigiamo che i governi raggiungano un consenso nella prossima conferenza che fa parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e che si terrà a Durban, in Sudafrica, in modo tale da raggiungere un accordo equo, ambizioso e vincolante secondo i principi della giustizia climatica che noi movimenti popolari e organizzazioni sociali difendiamo a livello mondiale.”


“Pertanto, riteniamo che un eventuale accordo a Durban debba includere l’impegno dei Paesi più inquinanti a ridurre le proprie emissioni perlomeno del 40% entro il 2020, in relazione alle cifre del 1990. I Paesi più inquinanti devono anche destinare il 6% del loro prodotto interno lordo a un fondo globale di lotta contro il cambiamento climatico e fare in modo che si applichi una tassa alle transazioni finanziarie internazionali per contribuire a tale fondo”, ha sottolineato Vitor.


“In tal senso, chiediamo che la Banca Mondiale venga completamente esclusa dal finanziamento delle misure per frenare il riscaldamento globale che potrebbero generare nuovi debiti finanziari, così come esigiamo che siano le comunità più colpite a decidere sulla giusta ripartizione dei risarcimenti del debito climatico dei Paesi ricchi verso quelli meno responsabili del riscaldamento globale.”


“Il dibattito ha anche smascherato i luoghi comuni sull’economia verde, che ci parlano di scenari di crescita economica infinita che in termini pratici sono assolutamente impossibili. Non crediamo nelle false soluzioni come la Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado dei boschi (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation – REDD o REDD Plus), che causerebbero solamente lo spostamento di contadini e indigeni dal loro territorio. Al contrario, rivendichiamo politiche pubbliche basate sulla giustizia sociale e ambientale, sulla cooperazione e la difesa dei servizi e dei beni pubblici”, ha dichiarato il leader della CAOI.


“Appoggiamo le politiche che creano milioni di impieghi dignitosi con programmi di lotta contro il cambiamento climatico e la povertà, come sosteniamo anche il recupero degli ecosistemi danneggiati e la biodiversità. Appoggiamo le politiche che recuperano la relazione reciproca dell’umanità con la natura, come la intendono i popoli indigeni. Riaffermiamo il nostro appello rivolto ai movimenti sociali per costruire l’unità nella diversità e siamo soddisfatti dell’organizzazione messa in atto per realizzare la conferenza. Crediamo fermamente che le prospettive che proponiamo e che abbiamo condiviso in questi giorni saranno realizzabili solo se tutti e tutte noi camminiamo insieme”, ha ripetuto Luis Vitor.


Infine, il Segretario tecnico di RMALC (Rete Messicana di Azione contro il Libero Commercio), Marco Antonio Velázquez, ha sottolineato che “la conferenza è stata organizzata dall’Università Autonoma Metropolitana e dalla Rete Messicana di Azione contro il Libero Commercio, con la collaborazione di un gran numero di reti sociali internazionali e di organizzazioni sociali”.


“In Messico siamo seriamente preoccupati sul futuro dell’umanità minacciato dal riscaldamento globale. L’obiettivo di questo dibattito è stato di introdurre nell’opinione pubblica messicana la preoccupazione per questo gravissimo problema. Pensiamo sia necessario che più gente possibile venga informata sulle conseguenze che questo problema globale sta comportando, ma riteniamo fondamentale anche che si conoscano le cause e le modalità con cui questo problema si relaziona con la vita quotidiana delle comunità rurali, o anche nelle grandi città, come la bella Città del Messico”, ha affermato il segretario di RMALC.


Secondo Velázquez, “la speranza è che la Conferenza abbia raggiunto l’obiettivo di far continuare la relazione e di far approfondire gli accordi e le alleanze tra le reti sociali che in tutto il mondo stanno lavorando per porre un limite a questo fenomeno, e le organizzazioni sindacali, contadine, indigene, di donne, di tutti i settori sociali,  perché il cambiamento climatico colpisce tutti”.


“Sappiamo”, ha chiarito Velázquez Navarrete, “che a partire da questo dibattito abbiamo fatto un passo avanti per progredire con queste alleanze. Inoltre cerchiamo di stabilire un collegamento con l’ambito accademico. Abbiamo bisogno di approfondire la relazione tra i professori, gli studenti, le organizzazioni sociali e le reti internazionali che stanno lottando contro il cambiamento climatico”, ha detto spronando i partecipanti.


Alla Conferenza Internazionale su ‘Crisi climatica: da Cancún a Durban e Río +20’ hanno preso parte dirigenti e rappresentanti delle seguenti organizzazioni e reti internazionali:
Rete Brasiliana per l’Integrazione dei Popoli (Rede Brasileira Pela Integração dos Povos – REBRIP);
Ecologistas en Acción, Spagna;
Fronteras Comunes, Canada;
Unione Nazionale Ecologica Salvadoregna, El Salvador (Unión Nacional Ecológica Salvadoreña), membro della Campagna Mesoamericana per la Giustizia Climatica;
Alianza Social Continental, attraverso il Segretariato affidato alla Rete Colombiana contro il Libero Commercio (Red Colombiana Frente al Libre Comercio – RECALCA), con sede a Bogotá;
Coordinamento Internazionale di Jubileo Sur;
Fondazione Heinrich Böll – Ufficio regionale per il Messico, America Centrale e Caraibi;
Oxfam México;
Unione sindacale dei Lavoratori e Lavoratrici delle Americhe (Central Sindical de Trabajadoras y Trabajadores de las Américas – CSA);
Unione dei Lavoratori (Central Unitaria de Trabajadores – CUT);
Coordinamento Andino di Organizzazioni Indigene (Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas – CAOI);
Fenosin;
Coordinamento Latinoamericano di Organizzazioni contadine (Coordinadora Latinoamericana de Organizaciones del Campo – CLOC) - Vía Campesina, Ecuador;
Transnational Institute con sede ad Amsterdam, una delle principali organizzazioni promotrici della Rete Bi-regionale Enlazando Alternativas (che riunisce reti sociali europee e latinoamericane);
Grasnus Global Justice, Stati Uniti;
Movimento Sociale Boliviano.


Reti e Organizzazioni Nazionali:
Otros Mundos de Chiapas (referente di Friends of the Earth per il Messico);
Rete Mocaf (Rete Messicana di Organizzazioni Contadine Forestali);
Unione delle Comunità Indigene della Zona Nord dell’Istmo di Oaxaca (membro dell’Alleanza Messicana per l’Autodeterminazione dei Popoli);
Movimento Urbano Popolare della Convenzione Nazionale Democratica;
Fronte Democratico Contadino di Chihuahua;
Greenpeace Messico;
Associazione Nazionale di Imprese Commerciali dei produttori agricoli;
Collettivo ecologista di Jalisco;
Consiglio delle Cooperative e Comunità contrarie alla diga La Parota, stato di Guerrero (Consejo de Ejidos y Comunidades Opositoras a la Presa La Parota de Guerrero – CECOP);
Rete messicana di persone danneggiate dall’industria mineraria (Red Mexicana de Afectados por la Minería), con rappresentanze dal Chiapas, dal Distretto Federale e da San Luis Potosí;
Rete La Vida di Veracruz;
Rete per la Giustizia Climatica di Tabasco;
Rete di Genere ed Economia (Red de Género y Economía);
Unione Popolare Valle Gómez (Distretto Federale);
Movimento Agrario Indigeno Zapatista (rappresentanze dal Distretto Federale, Puebla e Oaxaca);
Fronte Autentico del Lavoro (Frente Auténtico del Trabajo – FAT);
Sindacato Indipendente e Democratico dei Lavoratori di Pesca e Acquacoltura.


Traduzione di Ylenia Babetto

 

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