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L'Aquila: la Rete per la giustizia ambientale e sociale parte da qui

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di Marica Di Pierri* Duecento artisti hanno animato fino all'alba le cinque piazze del centro
L'Aquila rinasce anche se solo per una notte

Un anno, tre mesi e ventisei giorni dopo quella notte del 6 aprile quando la terra tremò portandosi via 308 vite e una città intera con le sue abitudini e le sue speranze, L'Aquila vive per la prima volta una notte in piazza.

Per la prima volta, perché da quel giorno del 2009 questa è una città sospesa tra la vita e la morte. Il centro storico ancora chiuso, le poche piazze riaperte che chiudono alle undici di sera. E invece sabato sera duecento artisti hanno animato fino all'alba cinque piazze del centro e gli aquilani si sono ripresi la loro città, anche se per una notte.

Un fiume di gente, in gran parte cittadini felici di rivivere una serata di normalità, ma anche molti visi nuovi, arrivati fino a qui da vari angoli di Italia, dal Trentino alla Puglia, per la tre giorni di campeggio, autoformazione, dibattiti e tavoli di lavoro "Ripartiamo da L'Aquila".

Un'iniziativa promossa dalla neonata Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale, che ha preso il via venerdì sera e finirà oggi con una giornata di lavoro comunitario.

Le Rete riunisce una sessantina tra associazioni, comitati, movimenti e sindacati per tentare di mettere insieme i pezzi della società civile italiana che da tanti luoghi del nostro paese continuano a portare avanti un'idea della democrazia, della solidarietà, dello sviluppo "altra" rispetto al pensiero unico di un modello economico onnivoro e sempre più vorace.

Una sfida non da poco, che tenta di costruire un ragionamento condiviso sulle crisi e le possibili soluzioni, sperimentando pratiche nuove per mettere a fuoco lo spettro dell' "altra Italia". Quell'Italia che pure c'è, che lavora per costruire i nessi, informarsi, capire, costruire, rivendicare spazi e diritti che mai come oggi sono così in pericolo.

Prima tappa: arrivare con un percorso condiviso all'appuntamento sul clima di Cancun, che vedrà in Messico a fine novembre i grandi della terra discutere del futuro del pianeta. Perchè di questo si tratta e i movimenti sociali, supportati da diversi governi, tutti guarda caso del Sud del mondo, vogliono e devono dire la loro. E a Cancun la diranno.

Ospitata dal comitato cittadino 3e32 qui alle Casematte, nel padiglione ridato alla vita dell'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio, nel cuore della città, la tre giorni ha messo sul tavolo e connesso tra loro i temi più urgenti: clima, lavoro, giustizia sociale ed ambientale, beni comuni, conflitti ambientali e nuove soggettività della politica, sovranità alimentare, politiche energetiche.

Si è parlato molto anche de L'Aquila, eletta a modello sperimentale di controllo del territorio, tra capitalismo dei disastri e nuove mafie, come ci raccontano le cronache degli ultimi mesi. L'Aquila è divenuta suo malgrado il paradigma di un modello di sviluppo, quello capitalista, che si sente a rischio e tenta di spostare ogni volta un po' più in là la frontiera di sfruttamento delle risorse, del lavoro e dei diritti. Ed è per questo che la Rete ha scelto di ritrovarsi qui, per il suo primo appuntamento. Perchè è importante capire che la gestione dell'emergenza terremoto a L'Aquila parla a tutti, e tutti insieme si dovrebbe provare a ragionare su cosa significa ricostruire (o riconvertire) una città nel 2010. A maggior ragione perchè in questi giorni il governo tuona contro gli enti locali "incapaci di gestire le risorse", mai arrivate in verità, per la ricostruzione, e l'occasione è troppo ghiotta per non approfittarne e ridare tutto in mano alla Protezione Civile e alla gestione a dir poco 'spericolata' di decreti e appalti. Un modello, ce lo hanno insegnato le cronache dei primi mesi vissuti nei campi qui a L'Aquila, accentrata, verticale, basata su un controllo militare del territorio.

Da questo luogo emblematico è stato lanciato l'appuntamento con la prima assemblea nazionale della Rete, che si terrà in concomitanza con il Festival No Dal Molin (Vicenza, 1-12 settembre). E di lì si sposterà in altri territori in fermento, lungo tutto in paese, e ancora a Teano, a fine ottobre, per celebrare con l'"altra Italia" i 150 anni di questo paese che ha bisogno di ritrovare se stesso partendo dal basso.

*Associazione A Sud
Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale


Originale su Liberazione:
http://lettura-giornale.liberazione.it/GONPDF/2010/08/01/RM0108-POL02-6.jpg

 

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