[di Giuseppe De Marzo - A Sud - su L'Unità 14 Aprile 2010] Ricominciamo Questo sviluppo è insostenibile Lo dimostra la lotta continua tra ambiente e economia Alla crisi si risponde con una crescita senza fine Meglio cercare l’armonia tra giustizia sociale e ambientale -
Dopo Copenaghen
La terra non può reggere gli attuali standard di consumo e produzione, così come non è più capace di smaltire la quantità di rifiuti e di gas serra disseminati sul pianeta ed in atmosfera. Se la sola Cina portasse i suoi consumi a livello di quelli occidentali avremmo bisogno di altre tre pianeti per sostenerne l’impatto. Allo stesso tempo la crescita dei consumi della Cina è auspicata dalla governance globale per uscire dalla crisi economica.
La dicotomia tra crisi economica e rispetto dell’ambiente messa in quest’ottica è destinata a riprodursi e ad ampliare gli effetti di entrambe le crisi, economica ed ecologica. Abbiamo anche la necessità di agire subito e di non rimandare a domani decisioni vincolanti in grado di mettere un freno alla minaccia più grande mai affrontata dall’umanità: i cambiamenti climatici.
La Terra è malata e questo rappresenta un sapere ormai condiviso da tutti i governi del pianeta che, nonostante un’accettata consapevolezza, sono stati incapaci a Copenaghen di arrivare a degli impegni certi ed efficaci sin da subito per evitare la catastrofe da loro stessi annunciata. Un’incapacità figlia di un approccio sbagliato che continua ad immaginare la crisi ecologica come secondaria rispetto a quella economica e che ignora le relazioni e le connessioni tra crisi. Le crisi economica, ecologica, alimentare, energetica, finanziaria, migratoria sono interdipendenti tra loro e misurano ed evidenziano i limiti ed i fallimenti di un modello di sviluppo insostenibile in termini ambientali e sociali che teorizza la possibilità di una crescita economica infinita e si affida all’innovazione tecnologica per ridurre gli impatti ambientali. Condizioni, queste ultime due, smentite dalla stessa scienza e dall’esistenza stessa delle crisi.
Per uscire da questo vicolo cieco abbiamo bisogno di promuovere una trasformazione del pensiero che costruisca un paradigma dello sviluppo basato sull’armonia con la natura e con tutti i viventi. Affermiamo che nel XXI secolo per garantire i diritti umani in maniera integrale è necessario riconoscere e rispettare i diritti della Madre Terra, saldando così la giustizia ambientale a quella sociale.
È attraverso il riconoscimento dei diritti della Natura che diventa finalmente possibile creare le condizioni giuridiche e di conseguenza economiche e sociali, attraverso le quali generare un nuovo paradigma di civilizzazione per una nuova Democrazia della Terra.
Giuseppe De Marzo - Portavoce dell’associazione «A Sud» - autore del libro «Buen Vivir. Per una nuova democrazia della Terra» Ediesse
14 aprile 2010 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 29) nella sezione "Esteri"






