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Campagna OCP - Ecuador

 
La campagna

L'Ocp è un oleodotto per il greggio pesante costruito tra il 2000 e il 2003 in Ecuador, che taglia longitudinalmente in paese andino per 503 km, attraversando la selva amazzonica, le Ande e numerose riserve naturali, per buttarsi poi nel Pacifico. Del Consorzio OCP, creato ad hoc per la realizzazione del progetto, facevano parte le imprese Eni-Agip, Alberta, Kerr McGee, Oxy, Repsol-YPF, Perez Companc e Techint.

Gli enormi impatti ambientali previsti in conseguenza alla costruzione dell’oleodotto hanno provocato nelle società civile non solo ecuadoriana una reazione fortissima, portando al lancio – assieme alle comunità di abitanti e alle associazioni per la difesa dell’ambiente – di una massiccia campagna di opinione internazionale per fermare la costruzione dell'oleodotto.

Gli impatti dell'oleodotto hanno toccato varie zone protette ad alto grado di biodiversità, tra cui il Bosco Protector Mindo Nambillo, il bosco di Lumbaqui, la Riserva Ecologica Cayambè Coca, il bosco Cumandà, la Riserva Ecologica Antisana, il bosco della Conca Alta del Rio Guayllabamba, il bosco San Francisco, l Parco Nazionale Sumaco, il bosco La Cascada, la Riserva Geobotanica Pululahua e il bosco secco Lomas de Balao.Il rischio sismico lungo la rotta dell’OCP è altissimo a causa dell'instabilità ngeologica di molti dei territori attraversati.

Inoltre, le moltissime comunità di abitanti che vivono lungo i 503 km di percorso dell’oleodotto stanno pagando le gravi conseguenze del progetto in termini di deterioro ambientale, espropriazione forzata e in generale per le conseguenze sociali ed ambientali del progetto nel senso di compromettere irrimediabilmente le forme tradizionali di sussistenza.

Nonostante la mobilitazione della popolazione ecuadoriana e di migliaia di attivisti provenienti da tutto il mondo (molti oggetto di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui il portavoce di A Sud Giuseppe De Marzo, arrestato e deportato arbitrariamente) nell'agosto 2003 il Consorzio OCP dichiara di aver terminato le saldature dell’oleodotto e nel novembre successivo il gigantesco condotto entra in funzione.

Nei soli primi 2 anni di attività l’oleodotto ha trasportato la metà dei litri di greggio che prevedeva di trasportare - risultando un investimento economicamente infruttuoso - e ha causato 5 perdite di petrolio in 5 differenti punti del tragitto contaminando terreni, falde acquifere e producendo effetti ambientali e sociali gravi sulle popolazioni residenti nelle zone degli incidenti.

Cosa fa A Sud

Attività di informazione e sensibilizzazione - La Campagna contro l’OCP è stata lanciata durante il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre nel 2002. A Sud è stata tra i promotori della campagna in Italia assieme ad altre realtà del mondo associativo tra cui Carta. In Italia la campagna di sensibilizzazione e di denuncia contro il Progetto OCP si poneva come obiettivi l’uscita dell’AGIP-ENI dal consorzio OCP; la rinuncia da parte della BNL dell’incarico di managing agent nel progetto OCP; e il compimento da parte dell’ENI/AGIP delle obbligazioni ambientali, sociali, economiche previste per le operazioni fuori dell’Italia. A fianco della campagna si sono schierati i sindacati BNL, immediatamente mobilizzati contro il progetto.

Ma l’attenzione si è focalizzata anche sull’ENI, che fa parte del consorzio OCP con l’Agip. E’ per questa ragione che il 30 maggio, data fissata per la riunione annuale degli azionisti ENI, si è tenuto un sit-in davanti alla sede della società petrolifera italiana. Proprio per monitorare il comportamento dell’ENI in progetti come l’OCP, ma non solo, è nato l’Osservatorio ENI, di cui fanno parte molte organizzazioni che promuovo la Campagna contro l’OCP e che in occasione dell’azione del 30 maggio è stato presentato alla stampa.

Sull'argomento OCP A Sud ha prodotto, assieme a Helios “La Lupa e il serpente”, un video distribuito nelle edicole italiane nel 2003 dal settimanale “Carta”, che documenta le devastazioni ambientali compiute dalle Multinazionali petrolifere, tra le quali l’ENI, nell’Amazzonia ecuadoriana e nel bosco primario di Mindo Nambillo e le resistenze delle popolazioni locali.

Nel novembre del 2002 Giuseppe De Marzo, portavoce di A Sud e allora coordinatore della campagna italiana contro la costruzione dell’Oleodotto, viene arrestato arbitrariamente assieme a due ecologisti ecuadoriani mentre si trova nel territorio indebitamente espropriato alla Associazione Acciòn por la Vida. Agli arresti seguono le immediate proteste delle Associazioni Indigene ed ambientaliste. Dopo due giorni di reclusione e maltrattamenti, e nonostante le crescenti proteste, De Marzo viene espulso dal Paese con una violenta operazione di polizia. A riguardo, si veda il Documento di Denuncia sulle Violazioni dei Diritti Umani pubblicato nel maggio del 2003 da Accion Ecologica.

Sulla campagna OCP A Sud ha prodotto numerosi articoli e interviste, tra essi il reportage L'oleodotto della morte

Infine, sul progetto OCP e sui suoi impatti sulle comunità e sull'ambiente A Sud ha svolto un lavoro di ricerca e documentazione di casi di conflitto ambientale nell'ambito delle attività di ricerca svolte dal CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, inaugurato dall'associazione nel 2007. Consulta la scheda del conflitto

Cooperazione - A Sud ha finanziato e collaborato alla realizzazione di uno studio dal titolo "Il sangue della terra". L’analisi, realizzata da Acción Ecologica, una delle più significative organizzazioni ecologiste latinoamericane, descrive e misura l’impatto sociale e ambientale prodotto dall’attività petrolifera e mineraria nelle comunità indigene e contadine dell’Amazzonia ecuadoriana, tra cui la costruzione dell'oleodotto OCP. E’ la prima analisi realizzata in Italia sui disastri ambientali, le violazioni dei diritti umani e i crimini commessi su uno dei più importanti ecosistemi al mondo e sulle popolazioni indigene che lo abitano e lo proteggono.

Azioni di interposizione: Nel 2002 la Campagna OCP ha organizzato una carovana sulla rotta dell’oleodotto, in Colombia oltre che in Ecuador. Lo scopo della carovana, cui hanno partecipato anche parlamentari e giornalisti, era quello di raccogliere dati, informazioni e prove dei devastanti impatti socio-ambientali provocati dall’OCP.

Nel 2003 la Carovana Andina per la Pace promossa da A Sud assieme ad altre associazioni, percorre Ecuador, Colombia e Bolivia con varie tappe nelle città e nelle comunità rurali ed indigene per ribadire un impegno comune per la difesa dei diritti umani, dell'ambiente e dei valori della pace, della solidarietà e della fratellanza.

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