Sul delta del Niger l'impatto delle perforazioni petrolifere è stato devastante. Contaminazione del terreno e dei corsi d'acqua, distruzione dell'ecosistema di mangrovie, sfollamento e persecuzione di milioni di abitanti che traevano dalle fertili terre del delta la loro sussistenza. Gli enormi proventi dell'estrazione e commercializzazione degli idrocarburi estratti sul delta, ha rimpinguato le casse delle grandi multinazionali del petrolio e dei ricchi e corrotti funzionari nigeriani, ma nessun meccanismo di redistribuzione reale della ricchezza prodotta è stato adottato per beneficiare la popolazione gravemente danneggiata dalle attività estrattive.
L'ENI – così come gran parte delle multinazionali presenti nella regione – utilizza in Nigeria pratiche vietate in Europa: tra esse il Gas flering, che consiste nel bruciare a bordo-pozzo il gas di scarto. Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la Nigeria il primo paese per inquinamento da CO2.
L'iniqua distribuzione dei proventi dell'estrazione petrolifera, la gravissima situazione che affligge le popolazioni del Delta del Niger, le violazioni dei diritti umani e ambientali legati alle pratiche poco sostenibili delle multinazionali che operano nel territorio, tra cui la nostra Eni, sono ferite aperte nella società nigeriana, che hanno portato al proliferare di gruppi organizzati che chiedono il rispetto del territorio, dell'ambiente e dei diritti dei cittadini nigeriani.
Come italiani non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle violazioni commesse dall'ENI in Nigeria, perché la povertà, la violazione dei diritti umani e i 20 milioni di nigeriani che vivono con due dollari al giorno continuano ad esistere. Perché sono legati al tema della politica estera ed energetica del nostro paese. E perché, purtroppo, la responsabilità è anche nostra.
Cosa fa A Sud
Campagne di denuncia, informazione e sensibilizzazione: Nel gennaio 2007, a seguito del rapimento in Nigeria da parte del Mend (Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger) un altro dei numerosi movimenti organizzati del Delta del Niger - dei tre tecnici italiani dell'ENI Cosma Russo, Francesco Arena e Roberto Dieghi, subito rilasciato, e del libanese Imad Saliba A Sud, insieme a Padre Alex Zanotelli e a PeaceLink, diffonde un comunicato in cui chiede la liberazione degli ostaggi; un impegno da parte del governo italiano ad impegnarsi per monitorare l'attività della sua impresa; invita le associazioni della società civile ad aderire all'appello. In poco tempo si costruisce una rete di associazioni, movimenti e sindacati di base che aderiscono all'appello ed iniziano ad attivarsi sulla questione.
Il Mend, costituito da giovani della poverissima etnia Ijaw, è venuto alla ribalta lo scorso anno con rapimenti, sabotaggi di oleodotti e attacchi alle piattaforme di Agip, Chevron e Shell. Chiede una redistribuzione dei redditi petroliferi a favore delle popolazioni nigeriane.
Il 23 gennaio 2007, in contemporanea con Forum sociale mondiale, le associazioni aderenti organizzano un sit-in sotto la sede dell'Eni e lanciano un nuovo comunicato. Sono presenti i rappresentanti delle associazioni A Sud, Attac, Casa delle Culture, Confederazione Cobas, RdB Energia, Crbm, PeaceLink, Internet network for peace, Geologia senza Frontiere, Ass. Alternativamente, Ass. Cult. Aurum Il divenire, Ass. Grano di Sale, Amisnet, Altre Mappe, Sud Pontino Social Forum, Centro Culturale la Pietra Vivente, Coordinamento Nord/Sud del Mondo, Casa della cultura Antiatomica.
Il sit-in è l'occasione per chiedere al governo italiano e all'Eni un maggior impegno per garantire il rilascio dei lavoratori italiani e un' equa soluzione della controversia, il risarcimento per i danni ambientali e sociali provocati, una bonifica ambientale e l'applicazione di politiche rispettose dei diritti umani, ambientali, economici e sociali che consentano un'equa redistribuzione dei proventi dell'attività petrolifera. Viene inoltre chiesto ai capigruppo di camera e senato delle forze politiche dell'Unione un incontro urgente per affrontare e cercare una risoluzione alle questioni che il sequestro degli italiani e le attività dell'Eni pongono sul piano della politica estera, della politica energetica e ambientale del nostro paese.
Tra febbraio e marzo si susseguono, oltre alle assemblee interne, gli incontri istituzionali:
Il 6 febbraio 2007 una delegazione composta da Alex Zanotelli, A Sud, Cobas, Casa delle Culture ed RdB incontra il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, i capogruppo alla Camera dei Verdi e Prc Angelo Bonelli e Gennaro Migliore, il consigliere regionale Alessandro Metz e il parlamentare Paolo Cacciari.
Il ministro dell'ambiente si impegna a prendere misure contro la pratica del gas flaring e a chiedere al Ministro Padoa Schioppa un intervento sull'Eni affinché l'azienda italiana assuma un comportamento ecologicamente responsabile. L'on. Paolo Cacciari presenta un'interrogazione parlamentare sulle attività dell'Eni. Si profila l'ipotesi di una di parlamentari di diverse forze politiche e della società civile che si rechi sul Delta del Niger per verificare la drammatica situazione e dare un segnale politico chiaro su uno scandalo destinato ad allargarsi con il passare dei giorni.
Pochi giorni dopo il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, facendo seguito all'appello lanciato dalla società civile, incontra padre Alex Zanotelli e Giuseppe De Marzo, portavoce di A Sud. Si impegna a portare la questione al Presidente del Consiglio Romano Prodi e ad attivarsi affinché l'Italia cessi la pratica del gas flaring. Dice inoltre che consulterà i capigruppo della camera Bonelli e Migliore per vagliare la proposta di una commissione ufficiale all'interno della commissione ambiente del parlamento che verifichi la situazione del delta del Niger e le responsabilità dell'Eni.
Ai numerosi incontri istituzionali non ha fatto seguito, purtroppo, sinora nessuna azione concreta.
Il 17 marzo 2007 la vicenda del rapimento in Nigeria dei due tecnici dell'Eni Francesco Arena e Cosma Russo si conclude con la loro liberazione, dopo circa cento giorni di sequestro nelle mani del Movimento di Emancipazione del Delta del Niger.
La campagna, pur esprimendo soddisfazione per la risoluzione positiva del rapimento, ha invitato allo stesso tempo le istituzioni, la stampa e la società italiane a non considerare risolte le questioni connesse con questo rapimento. L'iniqua distribuzione dei proventi dell'estrazione petrolifera, la gravissima situazione che affligge le popolazioni del Delta del Niger, le violazioni dei diritti umani e ambientali legati alle pratiche poco sostenibili delle multinazionali che operano nel territorio, tra cui la nostra Eni, rimangono temi aperti.
Nel novembre 2007, l'attivista e sociologo nigeriano Edward Omaire, docente alla Federal University of Technology, è stato ospite al CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali di A Sud.
Sulle politiche applicate dall'Eni in Nigeria e sulle conseguenze che tali politiche hanno prodotto sul territorio e la popolazione del delta A Sud ha prodotto numerosi articoli e interviste, pubblicati o trasmessi da varie testate nazionali ed internazionali.
Sull'impatto delle estrazioni petrolifere nel delta del Niger , A Sud ha svolto un lavoro di ricerca e documentazione di casi di conflitto ambientale nell'ambito delle attività di ricerca svolte dal CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, inaugurato dall'associazione nel 2007. SCHEDE CONFLITTO




