Marica Di Pierri Associazione A Sud [uscito su Carta il 18 Maggio 2009] Nonostante lo stato d'emergenza in vigore da domenica 10 maggio, le comunità indigene e rurali peruviane continuano a protestare contro i decreti del governo di Alan Garcia che cerca di applicare con la forza il trattato di libero scambio con gli Usa.Il decreto afferma che le attività delle imprese estrattive che operano nei territori delle comunità indigene sono di «pubblico interesse», mentre non vi è cenno alle violazioni dei diritti dei popoli indigeni che vivono nei territori interessati da tali attività. La mobilitazione chiede l’abrogazione dei nuovi decreti legislativi che minacciano gravemente i diritti dei popoli indigeni e che sono stati approvati senza previa consultazione, grazie ai poteri straordinari conferiti dal Congresso al Governo per «facilitare l’applicazione del Trattato di libero commercio Perù – Stati Uniti». Il Governo ha così potuto promulgare decreti con valore di legge senza nessun controllo e ne ha approfittato per dettare una serie di misure lesive dei diritti della popolazione rurale ed indigena.
La dichiarazione dello stato di emergenza è arrivata nonostante il Congresso del Perù abbia approvato pochi giorni fa – con 45 voti a favore e 23 contrari – la relazione della Commissione multipartitica che raccomanda l’abrogazione di dieci decreti legislativi giudicati lesivi dei diritti delle comunità dell’Amazzonia. Il decreto sullo stato di emergenza rende operativo quanto previsto dall’articolo 137 della Costituzione, ossia che «in caso di turbamento della pace o dell’ordine interno, di catastrofi o circostanze gravi che colpiscono la vita della Nazione», senza la necessità che il Congresso dia la sua approvazione «è possibile sospendere il libero esercizio dei diritti costituzionalemte riconosciuti relativi alla libertà e sicurezza personale, all’inviolabilità del domicilio, alla libertà di riunione e di spostamento» per un termine massimo di 60 giorni, prorogabili mediante nuovo decreto, senza ulteriori cautele che quella di «non confinare nessuno, in nessuna circostanza». Insomma, il Governo non si accontenta di restringere ma vuole anche sospendere nella loro totalità questi diritti attraverso l’ordine di «esecuzione immediata» dal carattere squisitamente marziale.
Il Coordinamento andino di organizzazioni indigene [Caoi], che raccoglie le organizzaizone indigene di Perù, Colombia, Ecuador, Bolivia, Cile ed Argentina, ha diffuso nei giorni scorsi un appello alla società civile nazionale ed internazionale affinche si realizzino atti ed iniziative di solidarietà con la mobilitazione e di protesta contro la dichiarazione di stato di emergenza del governo. Venerdì 15 le organizzazioni indigene hanno proclamato lo «stato di insurgencia» in risposta ai decreti del governo, ma quando il presidente Garcia ha autorizzato l’esercito a intervenire nei territori ribelli, gli indigeni hanno revocato l’appello alla rivolta. Non è escluso che l’appello torni in vigore se la trattativa con il governo, a cui le organizzazioni indigene si sono dette disposte, dovesse fallire.
Marica Di Pierri






