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Dalla redazione

5 storie per 5 giorni....

Voci dal forum sociale

mondiale di Belem

27 – gennaio, 1 febbraio 2009

Progetto Storie di Mondi Possibili

www.powos.org

realizzato da UPMS, università Popolare dei Movimenti Sociali e Upter, Università Popolare di Roma

 

 

Anche questo racconto ha una storia…

5 storie per 5 giorni, è una azione di comunicazione legata al progetto Storie di Mondi Possibili (www.powos.org), con la quale vorremmo contribuire a condividere un po'di ciò che sta avvenendo in questi giorni al Forum Sociale Mondiale 2009, a Belem, in Amazzonia. Speriamo, attraverso piccole storie, di 15-20 righe ognuna, di farvi arrivare un po' dell'intensità di questo incredibile incontro, che vede circa 100.000 persone da tutto il mondo, organizzazioni, comunità e gruppi, confrontarsi sulla necessità assoluta di costruire un altro mondo possibile, e sulle modalità concrete di realizzarlo. Ci ricordava Alex Zanotelli, padre Comboniano che ha vissuto a lungo a Korokocho, una delle baraccopoli di Nairobi, come la battaglia non sia facile. Gli obiettivi del millennio, tanto propagandati (Sradicare la povertà estrema e la fame, Garantire l'educazione primaria universale, Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne, Ridurre la mortalità infantile, Garantire la sostenibilità ambientale, Lotta all'HIV, ecc.), che già erano il minimo sufficiente, non sono stati affatto raggiunti, anzi sono sempre più lontani. E nel frattempo la rapina delle risorse naturali del pianeta continua. In poche settimane la crisi finanziaria ha portato i governi occidentali a tirare fuori somme enormi; alcuni studi affermano che i governi dell'Unione Europea e degli Stati Uniti hanno speso in una settimana ciò che sarebbe bastato per eliminare la fame nel mondo per quasi 50 anni…. Ecco perche il bisogno di fare questi tam-tam, per risvegliarci dalla sonnolenza e dal delirio nel quale siamo immersi; per aiutarci a ricordare che ognuno può fare qualcosa, e che ciò è vitale e necessario, come persone, e come cittadini del pianeta.

Belem e il forum.

Belem è una città davvero strana, almeno per un europeo. È spazio urbano, senza ombra di dubbio. Un milione e seicentomila abitanti circa, case basse e poi, all'improvviso, grattaceli di 16 piani, senza mediazione. Ma è ancora Amazzonia, nonostante tutto… Alberi giganteschi impongono (beneficamente) la loro presenza ai lati delle strade, e i cortili interni dei caseggiati, che in certe zone di Roma ospitano pini e siepi di alloro (e a volte qualche esotica palma….), qui sono pezzi di foresta. Dicono che gli alberi ricrescano nelle case e nei palazzi abbandonati, fino a che non vedi le chiome affacciarsi alle finestre. Così, la foresta cerca di riprendersi la città.

Belem è anche complessità; è coesistenza tra diversità, e omologazione agli stili di vita della società dei consumi, tra apparente ricchezza e povertà estrema. In chi vive nella strada, mi sembrava di cogliere degli indigeni. Ho chiesto a Julia, un' amica brasiliana dell'Istituo Paulo Freire, e lei, che ha lavorato con diverse comunità dell'Amazzonia, mi ha detto che molto spesso l'urbanizzazione è causa di miseria per questa gente. La perdita del legame con la terra, che è l'essenza della loro identità, li frantuma, li avvizzisce come cespugli sradicati.

Un'altra immagine, giusto di ieri, è quella di migliaia di persone, da tutto il mondo, che attraversavano Belem, in un corteo che era esplosione di energia, diversità e fantasia, intensità. Ad un certo punto, come in questo periodo dell'anno, una scroscio improvviso di pioggia ci ha inzuppati fino all'osso, ma la marcia non si è fermata. Tra tutte le diversità lì rappresentate, la presenza dei vari gruppi indigeni, nei loro costumi tradizionali, era un segno fortissimo e consapevole. Il Forum ha scelto Belem, nonostante le difficoltà logistiche di accogliere 100.000 persone da tutto il mondo, come simbolo di una lotta, quella per la difesa dell'Amazzonia, e quella dei movimenti indigeni, che sono l'emblema della necessità di difendere il pianeta, e di cercare nuovi significati, e nuove modalità di vivere insieme.


Il forum dell'Educazione

Prima del Forum Sociale Mondiale c'è stato, sempre qui a Belem, il forum Mondiale dell'Educazione, i giorni 26 e 27 di Gennaio. Un gran numero di persone, più di 6.000, si sono radunate per ritrovarsi e affermare ancora una volta il diritto all'educazione per tutti. Un'educazione che possa abbracciare le varie età della vita e tutte le persone, al di là delle differenze di condizione sociale, di sesso, di cultura di provenienza…. Ma soprattutto si è riaffermata la necessità di un'educazione che non sia omologazione, ma che aiuti ognuno a valorizzare la propria storia e i propri saperi, e nello stesso tempo a trasformare la realtà verso l'idea di una cittadinanza planetaria.

Quella che segue non è la storia di una persona, ma una narrazione certo sì: una nuova narrazione del mondo. Passata dalla voce di Leonardo Boff, Teologo della Liberazione, autore del libro "Ciudadania planetaria", al taccuino del mio amico Alessio; e oggi, seduti sotto una tettoia dell'UFPA, … dove si è svolta la giornata pan-amazzonica, Alessio ha aperto il taccuino e ha letto:

"Aprendo a Belem il forum mondiale dell'educazione Lenoardo Boff ha richiamato e spiegato brevemente i 5 principi necessari a realizzare la cittadinanza planetaria:

1) Sostenibilità: nella consapevolezza che non è accettabile qualsiasi standard di vita; questo principio riguarda sia la vita del pianeta che della società che di ogni singola persona;

2) Cura: la ricerca attiva di rapporti non centrati sulla violenza o sul dominio, così come la necessità di una "scienza con coscienza";

3) Rispetto: ogni essere ha il diritto ad esistere; ogni relazione improntata al rispetto risponde all'intenzione "desidero che tu sia";

4) Responsabilità universale, principio che interseca la condizione di reversibilità delle proprie azioni, e che chiede in primo luogo di avere consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni;

5) Cooperazione e solidarietà, un principio che richiede di sviluppare virtù concrete quali la convivenza, l'ospitalità e la commensalità;"

Buona cittadinanza planetaria a tutti!


I cantastorie di Belem

Passeggiando nello spazio del forum del'educazione, il 26 gennaio, ho avuto una fortuna inaspettata: ho incontrato un gruppo di cantastorie di Belem, che recuperano le storie, le leggende e le narrazioni popolari, creano momenti di animazione e racconto, negli spazi pubblici e nelle scuole, coinvolgendo insieme bambini, giovani e adulti. E quelli che più rimangono incantati - raccontano queste cantastorie (il gruppo è composto maggiormente da donne) - sono proprio gli adulti. Restano lì, sognanti, come se queste storie ricordassero loro qualcosa che gli appartiene in maniera ancestrale… gli ho detto che avrei voluto, a mia volta, raccontare di loro. Mi hanno chiesto, così, di riportarvi queste parole:

"Forse non avete mai sentito parlare dei conta-e canta – storie. Sono esseri fatati, che abitano il mondo reale, portando a tutti incantesimi e poesia. I conta – e canta – storie sono i signori e le signore del tempo, e utilizzano le storie, per rivelare verità sulla vita." A. Vongkruane.

"Gruppo Ayvu Rapyta, di contastorie per una letteratura delle voce. Questo gruppo è nato a Belem, Parà, amazzonia Brasil, ed è un insieme di persone che credono che un altro mondo possa essere reso possibile dalla letteratura della voce, e dal suo incantamento, che ha il potere di trasformare il mondo. Ci riuniamo in un pezzo di foresta preservata, che con la sua energia pulsante ci spinge ogni giorno a leggere e raccontare e cercare di incantare. Presentiamo le nostre storie nelle scuole, e negli spazi pubblici." Adrine, Ana, Selma, Clia, EMy, Gilante, Ioana, Maiolina, Nagarì, Novado, Paulo, Regina, Rodriga, Sonia.



La Quilombola

(da una storia raccontata da Leslie Toledo)

Denise è una "Quilombola". I Quilombos, in Brasile, erano luoghi dove andavano a vivere gli schiavi che fuggivano, e Denise, come gli altri che vivono nel quilombo, sono tutti discendenti di questo primo schiavo liberato, Manoel Barbosa. Questa donna ha un' autorevolezza naturale e potente ("una lideranza tremenda!", dice Leslie), ed è riuscita a realizzare molte cose per il bene della sua comunità; come una attività di piscicultura, un allevamento di pecore, e tanto altro … Ora, con i suoi 45 anni, si è messa a combattere contro un gigante, la General Motors, che ha espropriato parte del terreno che appartiene alla comunità. Per i quilombola, come per i territori dei popoli originari, non esistono documentazioni ufficiali che ne attestano i confini. Non si usava così, quando furono fondati: la parola, e la trasmissione orale del sapere nella comunità garantivano tutto. Ristabilire i confini comporta una vera e propria ricerca storica e antropologica. Ed è quello che Denise e la comunità stanno facendo. Che si vinca o si perda, dice, è una lotta che va fatta!

Denise, Cleria, e altre, sono le donne di cui mi raccontava Leslie Toledo, tutte incontrate nella sua ricerca sulle donne e la partecipazione. Sono molto diverse tra loro. C'è Marley ad esempio, sposata in seconde nozze con un rispettato uomo politico. Ed è lei il vero motore del lavoro del marito. Nonostante ciò, resta sullo sfondo, senza che il suo ruolo e il suo lavoro possano essere riconosciuti. Insomma, dice Leslie, sono donne spesso invisibili, per le istituzioni o i media, ma invece ci sono, e vanno riconosciute e sostenute; perché giorno dopo giorno creano tessuti di parole e azioni, verso altri mondi possibili.



Andrea Ciantar

Alessandra Ciurlo

Mariarita Peca

(Progetto Storie di Mondi Possibili)


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Info – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.powos.org



L'iniziativa si inserisce all'interno delle attività del progetto Storie di Mondi Possibili, realizzato dall'Upter, Università Popolare di Roma, e dall'UPMS, Università Popolare dei Movimenti Sociali, con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, del Comune di Roma, Ufficio Relazioni Internazionali e Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro.



Upter, Via Quattro Novembre 157, 00187, Roma

www.upter.it – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – 06-6920431

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