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Ritrovare l’armonia con la natura La ricetta di Frei Betto Alla Conferenza di Cochabamba

[Di Giuseppe De Marzo su L'Unità 23 Aprile 2010] Ritrovare l’armonia con la natura La ricetta di Frei Betto Alla Conferenza di Cochabamba affollatissimi i gruppi di studio Lo scrittore e teologo della Liberazione discute sulla crisi ecologica planetaria: «Il principale responsabile è il capitalismo»

Il diario

Il colosseo dell’Università Univalle è stracolmo. In migliaia per partecipare ai panel principali. Tra questi vi è quello sui nuovi modelli per ristabilire l’armonia con la natura, al quale sono invitato a partecipare insieme al grande teologo della liberazione e scrittore Frei Betto, assessore dei movimenti brasiliani ed al Ministro degli Esteri boliviano, l’intellettuale Aymara David Choquehuanca. È l’occasione per scambiare con Frei Betto delle opinioni sulla crisi ecologica planetaria. Frei su questo è molto chiaro: «Chico Mendez è stato un profeta, perché per primo ha unito le lotte per la giustizia sociale a quelle per la giustizia ambientale. Il suo sacrificio non è stato vano e grazie alle lotte dei movimenti sociali in difesa della Terra, in America Latina è in atto un processo politico irreversibile di cambiamento che parte proprio dal fallimento del modello neoliberista.

Il punto è che questa crisi ecologica investe tutta l’umanità e dobbiamo scegliere in fretta da che parte andare. Il capitalismo è il principale responsabile della crisi ecologica ed abbiamo il diritto e la responsabilità di lavorare alla costruzione di un nuovo modello basato sull’armonia con la natura e sul rispetto verso tutti i viventi». La povertà, la crisi alimentare e migratoria coinvolge un numero così impressionante di esseri umani: «I dati non lasciano scampo alla realtà- spiega Betto -e dimostrano l’irresponsabilità dei governi e delle istituzioni internazionali. Morire di fame è inaccettabile. Basti pensare che il modello attuale misura ancora la ricchezza attraverso il Pil, che è solo una misura ideologica per coprire le differenze di classe che ci sono. La povertà? Beh se noi non siamo poveri è solo perché abbiamo vinto alla lotteria biologica e siamo nati nella famiglia giusta. Una buona politica non può accettare che due terzi dell’umanità viva in condizioni di miseria.

Essere nati ricchi significa avere un debito sociale con il prossimo e noi cristiani dobbiamo stare nel mondo e lavorare per rimuovere le cause strutturali della povertà, legate ad un modello economico escludente che oggi distrugge non solo l’uomo ma le stesse fonti di sussistenza e di riproduzione della vita». «Dobbiamo riscattare il concetto di vivere in pienezza, tornare a vivere con il necessario e con felicità».

 

Giuseppe De Marzo - Portavoce di «A SUD» - www.asud.net

 

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